Tenko il profeta

Ho letto un’intervista a Dargen D’Amico, il cantante che presenterà a Sanremo una canzone sull’IA che si chiama “AI AI”. La sua intervista mi ha ricordato il soggetto di un romanzo che non ho mai voluto scrivere. Era più o meno così:

Il cantante Tenko presenta una canzone a Sanremo. La canzone è bellina: musica orecchiabile, arrangiamento curatissimo, parole giuste: un po’ di mamma, un po’ di solidarietà, un po’ di parolacce e un po’ di buoni sentimenti. Piace a destra e a sinistra, Gianni Morandi versa una lacrimuccia, Carlo Conti lo abbraccia.

Però lui è uno zoticone: parla male, dice che non conosce la musica, insomma si sparge il dubbio che la canzone non l’abbia scritta lui. Si riunisce una commissione speciale che dopo analisi spettro-lessico-cromografiche delibera che la canzone non è copiata, ma la probabilità che sia stata scritta e arrangiata da un LLM è più del 90%. Di conseguenza, la canzone è esclusa e Tenko è espulso.

Allora lui rilascia un’intervista bollente in cui dice che sì, si è fatto scrivere la canzone, perché sapeva che altrimenti non avrebbe avuto nessuna possibilità, in un festival già programmato, in cui sono le major a decidere e il pubblico è imbrogliato dall’inizio. E’ stato il suo atto di ribellione.

La canzone si diffonde, la ascoltano tutti, entra nella top ten, Tenko è chiamato ovunque e si esibisce insieme ad un ologramma. Successo planetario.

A quel punto – colpo di scena – un suo collaboratore anonimo dichiara che non è vero niente: Tenko ha lavorato per anni a quella canzone, studiando tutti i vincitori di Sanremo degli lultimi dieci anni. Poi ha fatto in modo che ci fosse il sospetto per cavalcare l’onda mediatica.

Tenko prima nega, poi tentenna, alla fine rivela: è vero, è andata così. Lui ha studiato composizione pop per anni, ha un diploma di decimo anno in contrappunto, ha una master in letteratura comparata, ha solo finto di essere un tonto ignorante. Ora i suoi avvocati faranno causa al Festival. Chiederà un rimborso simbolico di 1 euro, ma anche che l’edizione di Sanremo sia annullata e si rifaccia da capo.

Processo lampo: vince Tenko. A questo punto il comitato di gestione del festival per evitare che la cosa si ripeta lancia per l’anno seguente due sezioni: quella normale e quella in cui bisogna garantire di aver fatto tutto da soli, senza nessun dispositivo digitale.

Dopo un po’ di resistenze, nasce un nuovo trend, l’aifree, che si diffonde ovunque. Strumenti acustici, voce poco intonata e non corretta, suoni ruvidi, errori. Più ancora dell’indie, perché non si può nemmeno registrare, solo esecuzioni dal vivo su palchi piccolissimi con pochissimo pubblico scelto a caso. Ci vuole poco perché il trend superi i confini della musica e si diffonda nella moda, nell’arte, nella letteratura, nei film. I registi fanno a gara per dire che hanno speso pochissimo per gli effetti speciali, anzi niente. Gli scrittori lasciano i refusi nei loro romanzi e pubblicano le bozze senza revisione. Tenko diventa il profeta di un movimento messianico planetario.

Anche questo è uno scenario possibile.


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