IAG: tecnologia o tecnica?

Ho letto di questa distinzione tra tecnologia e tecnica in un saggio di Roberto Finelli, che a sua volta lo riprende da Guido Frison (https://www.edizioniefesto.it/libri/tecnologia-e-tecnica-due-categorie-fondamentali-per-comprendere-la-modernita/), che lo attribuisce a Marx. Non sono varianti dello stesso concetto, né una è la scienza e l’altra l’oggetto. Piuttosto, da un lato (la disciplina che studia) i rapporti tra uomini,macchine, profitto, lavoro; dall’altro le singole applicazioni di teorie fisiche e matematiche alla materia per ottenere degli scopi prevalentemente economici.
Fatta questa premessa terminologica, vi propongo alcuni punti che possono aiutare a capire perché penso che diffidare dell’IA Generativa non significhi diffidare di ogni tecnica e collocarsi nel giardino dei nostalgici della stilografica. C’è tecnica e tecnica, e ci sono modi di usarla e modi di farsi usare.

  1. Non esiste una Tecnica che vuole dominare il mondo, tranne che nella testa di qualche filosofo.
  2. Esiste invece un progetto tecnologico di inserimento forzato di certe tecniche nella società. Ad esempio, non è né un caso né un’evoluzione naturale il fatto che senza uno telefono e anzi uno smartphone non si possa vivere. Non nel senso che “senza i social oggi si rimane soli”, ma nel senso che è impossibile avere un conto in banca, pagare le tasse, farsi allacciare l’acqua eccetera. Uno smartphone è molto convieniente per chi vuole vendere dei servizi; per gli altri è semplicemente obbligatorio.
  3. Allo stesso modo, il passaggio nell’”ultimo miglio” dai cavi che trasportavano dati analogici e digitali alle reti basate su radiofrequenze è obbligatorio. Non è stato veramente una scelta civile, non c’è stato un referendum. Ad un certo punto, a forza di spingere in una direzione che amplifica e semplifica la distribuzione di dati, è diventato impossibile vivere in zone del pianeta non coperte da qualche segnale radio, è impossibile scegliere quando essere raggiungibili e quando no, è impossibile staccare il cavo dalla presa.
  4. “Tecnica” è un termine fasullo. Mette insieme troppe cose diverse, con la scusa che tutte separano l’uomo dalla natura, o lo spirito dalla materia. L’Era della Tecnica è altrettando vuoto di “le Nuove Tecnologie” (in cui si intende tecniche, ma pazienza).
  5. Le tecniche sono state inventate per scopri precisi; per lo più due: fare le stesse cose con meno risorse, oppure fare più cose con le stesse risorse.
  6. Ad esempio, l’informatica è stata inventata per convertire il mondo in numeri, trattarli matematicamente e poi riportare il risultato nel mondo, con una serie di vantaggi (reversibilità, costo, sicurezza). E’ stata inventata in un certo posto, un certo momento, da certe persone; non tutta insieme, certo, ma insomma è un prodotto storico, non una fase della Storia dell’Umanità.
  7. Ipostatizzare la Tecnica come Male spesso si porta dietro una descrizione mitica dei suoi cattivi sacerdoti, gli ingegneri ottusi, quelli che non amano il profumo della carta e non sentono l’attrazione per i rapporti veri, autentici. Sono spiacente di dire che questi loschi figuri non esistono, o per lo meno io non li ho incontrati. Ho incontrato venditori spregiudicati che usavano una Retorica della Tecnica per vendere il loro prodotto, ma dubito che ci credessero.
  8. Ci sono sicuramente tante persone che usano tecniche senza domandarsi da dove vengono e perché sono lì. Sono la maggior parte. Ne faccio parte anch’io la maggior parte del tempo.
  9. Altrettanto sicuramente esistono persone che lavorano allo sviluppo o al perfezionamento delle tecniche e persone che sono affascinate dalle tecniche, indipendentemente dal guadagno di efficienza e dal destinatario di quel guadagno. Magari sono ingenui o troppo presi dal puro “fatto” tecnico, come i fisici o i matematici possono voler ignorare gli effetti collaterali delle loro scoperte. Magari invece ne sono consapevoli ma non vedono vie d’uscita.
  10. Alcune di queste persone (faccio parte di queste) credono che alcune tecniche si possano anche stravolgere nei fini, sia nel senso che ne possono andare a beneficiare altri rispetto a quelli previsti inizialmente, sia nel senso che la loro applicazione non produce risparmio o superproduzione, ma crescita, novità, differenza, qualità.
  11. Non con tutte le tecniche questa operazione è possibile. Per esempio, devono essere aperte, economiche, disponibili alla modifica.
  12. L’informatica è una di queste tecniche che è stata storicamente stravolta. Invece di usarla per risparmiare tempo, è stata usata per rappresentare la realtà in maniera più comprensibile a quelli che avevano difficoltà a farlo, oppure per produrre realtà che non esistevano. Didattica, integrazione, arte; tutte aree poco redditizie, ma comunque esistenti.
  13. Anche l’IA tradizionale (quella basata su regole) avrebbe potuto essere stravolta, prima di essere abbandonata.
  14. L’IA generativa, figlia del machine learning, invece non fa parte di queste tecniche. Non è economica, non è aperta, non è modificabile. Malgrado i proclami sui modelli aperti, allo stato attuale non si vedono molte alternative.
  15. D’altra parte, l’IAG è diventata anche una tecnologia. Si porta con sé un modo d’uso principe (il “prompt”) che viene osannato come cambio epistemologico, mentre altri mille modi si affermano in maniera trasparente (dentro i browser, i client di posta, i word processor, i fogli di calcolo, i file manager).
  16. Un tecnologia che produce rapporti tra aziende e professionisti, prima che con gli utenti. Una piramide composta da un vertice che è il maintainer del modello, il quale lo rende disponibile tramite API, e sotto da mille distributori di servizi basati su quelle API. Un arcipelago di corsi, seminari, libri, esperti e aziende “innovative”, tutti situati alla base della piramide, ma che vendono formazione e consulenza in una specie di catena di Sant’Antonio in cui l’ultimo pagherà per tutti.

Pubblicato

in

, ,

da