Musica per le mie orecchie

Io non credo che tutte le tecnologie siano uguali: alcune sono più uguali delle altre.

Per esempio, a me – vecchio boomer – piace la programmazione come modo di ottenere quello che mi serve. Essa richiede una versione del mondo “trattabile”, cioè digitale.
Un piccolo esempio. Volevo usare dei pezzetti delle Suite Inglesi di Bach come temi musicali di uno spettacolo teatrale. Non sono in grado di suonarle, e non voglio rubare pezzi dalle registrazioni di Glenn Gould (che sono le mie preferite, e che ho in CD) o di Marta Argerich che si trovano su Youtube. Potrei, tecnicamente, ma non tutto quello che è possibile si può fare davvero.
C’è un sant’uomo, David Grossman, che ha preso gli spartiti delle suites (che sono fuori diritti, essendo del 1720 circa) e li ha trascritti digitalmente, nota per nota.
Poi un altro sant’uomo (Gary Bricault) a partire da quella trascrizione ha generato dei file MIDI, uno per brano.
Il midi non è come una registrazione audio, tipo wav o mp3. Non viene digitalizzato il suono, ma le note. La particolarità del midi è che permette di applicare ad ogni nota delle proprietà: attacco, decadimento, durata, volume, altezza e timbro. Questo significa che un brano musicale midi può essere trasformato lasciando invariate le note, ma modificandone tutto il resto. Quindi io posso farmi una versione della sarabanda della Suite n˚ 3 con gli strumenti che mi pare, accelerata, rallentata, trasposta in un’altra tonalità. Non sarà arte, ma è quello che mi serve per lo spettacolo. Solo che non tutti i PC sanno eseguire il midi, ci vogliono dei driver audio e ci vuole un player apposito.
Ma qualcun altro (Tuukka Toivonen) ha scritto un software che si chiama Timidity che consente, tra le mille cose, di convertire i midi in wav.
E qualcun altro (Fabrice Bellard) ha scritto un software che si chiama ffmeg che consente di convertire – tra l’altro – i wav in mp3.
A questo punto manca un passo: il sottoscritto che scrive un piccolo programma che scorre tutti i file MIDI delle Suites Inglesi e li fa passare uno per uno attraverso i convertitori (timidity e ffmpeg), fino ad ottenere dei file Mp3 che posso eseguire ovunque. Ora sono pronto per avere tutte le suite inglesi come piacciono a me in mp3.
Grazie ad un sacco di lavoro di tante persone diverse. Che hanno rilasciato i loro programmi con licenza aperta, per permettere di migliorarli.
Ora arriviamo alla fine: avrei sicuramente potuto ottenere un risultato simile con un prompt: “fammi un brano di trenta secondi in stile suite inglesi di bach, per clavicembalo, in tonalità sol minore, minuetto in 3/4”. Avrei avuto meno controllo sul risultato finale. Non avrei imparato niente. Mi sarei divertito di meno. Non avrei saputo da dove venivano gli esempi usati per costruire il modello. Avrei consumato più elettricità. Avrei contribuito a fare crescere una forma economica che prevede che chi ha, abbia sempre di più, e una forma di mercato monopolista che toglie di mezzo i concorrenti più piccoli.
Certo, diranno i miei cinque lettori, questo lo posso fare io che mi sono preso il lusso di studiare alcuni linguaggi di programmazione, di ficcare il naso in repository di codici sorgenti GPL. E infatti sento su di me la responsabilità di continuare a farlo, anche quando gli altri fanno diversamente.
P.S. comunque, questo è lo spartito del risultati prodotto da Qwen usando quel prompt, convertito in spartito da Lilypond. Non è proprio geniale.



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