Povero Orélien

Il 25 Settembre 2026 il romanzo “C’était ça ou mourir”, di Thélyson Orélien è stato escluso dalla corsa al premio Goncourt. Alcuni critici di Le Monde hanno inviato il romanzo ad un servizio di IA Detection (Pangram) ed è risultato che il testo è molto probabilmente stato scritto da un’IA. Con scorno dell’editore canadese (Orélien è del Quebec), francese, e pure di FNAC che l’aveva già premiato come libro dell’anno. Bella figuraccia.
Va detto che non è chiaro oggi se i giudici di un premio prestigioso come il Goncourt stiano giudicando il valore di un’opera, la sua novità assoluta, la competenza dell’autore, la sua buona fede o che altro. FNAC giudica solo la vendibilità, e lì ci siamo, anzi di sicuro le vendite saranno aumentate. Chi non vorrebbe provare a vedere se riesce ad essere meglio di Pangram?

Ho letto dei commenti che dicono, più o meno: ma perché questo scandalo? Manzoni usava la penna, Eco usava il word processor, Orélien usa ChatGPT. E’ lo stesso, sono solo strumenti al servizio della creatività umana.
Poi Mozart riusava Bach, Handel, perché non potrebbe farlo il povero Orélien?

Trovo questi commenti un po’ superficiali. La penna non scrive da sola, nemmeno il word processor. Un generatore di testi (come appunto sono gli LLM) invece sì.
Certo, Manzoni aveva scritto altre cose e leggeva altri autori e questo sicuramente lo aveva influenzato. Eco poteve fare copia e incolla da altri suoi testi o anche da testi di altri che trovava sul web.
Di più: la loro maniera di scrivere era sicuramente influenzata dai dispositivi di scrittura/lettura/memorizzazione che usavano. Ma non è lo stesso, IMHO.
Molto modestamente, ho scritto (cioè programmato) tanti generatori di testi. Per gioco, per lavoro. Da quello che rimescola la Divina Commedia e genera terzine in rima, a quello che scrive nuovi paragrafi della Costituzione, ai più semplici suggeritori di parole in rima, ai trasformatori secondo regole fonetiche eccetera.
E’ un mondo affascinante, divertente, anche inquietante. Ma ridurre tutto questo a uno strumento come la stilografica (che di suo disegna solo tratti) o come una macchina da scrivere (che scrive solo lettere) è poco utile e anche sbagliato.
Un generatore di testi ha un vocabolario (limitato), delle regole (limitate), dei controlli di coerenza, un generatore casuale. Tutti questi elementi possono essere configurati, più o meno consapevolmente.
Nel caso degli LLM, più meno che più. La maggior parte dei modificatori sono trasparenti per l’utente, ovvero sono nascosti. Il “prompt” è l’unico pezzettino che controlla. Quando un LLM produce testo nuovo sta attualizzando schemi che non sono quelli dell’utente, ma di chi ha scritto i materiali su cui si basa e di chi lo ha configurato per la distribuzione.
Quindi no, non direi che sia la stessa cosa. Questa “cosa” di usare un LLM per scrivere romanzi è nuova e non ci sono precedenti noti.

Oggi mi trovo in una situazione simile a quella di Orélien. Non nel senso che sto partecipando alla selezione per il premio Goncourt, ma nel senso che scrivo romanzi e che so usare Gemini e i suoi fratelli e quindi potrei usarli per farmeli scrivere più in fretta e meglio.

Provo a dettagliare l’ultima frase, così magari certe ambiguità si tolgono.

“scrivere”: che significa?


Senza pretese di definire regole, io che non sono un romanziere ma un povero disperato che ama scrivere romanzi faccio così:

  1. Mi viene un’idea, che può essere relativa alla trama o ad un luogo, un dialogo, un nuovo personaggio.
    A volte la butto, a volte la metto da parte, a volte decido di usarla.
  2. Una volta battezzata quell’idea come “l’idea chiave”, creo una cartella dove inserisco tutti i materiali del romanzo.
  3. Prima di iniziare a scrivere faccio un lavoro di ricerca, di raccolta di notizie, di spunti, di dettagli che servono a rendere concrete le idee. In alcuni casi è durata mesi se non anni.
  4. Poi inizio a preparare una tabella con la trama (gli eventi in ordine cronologico) e un’altra con la sequenza con cui il lettore viene a conoscerli. Preparo anche delle schede con la descrizione dei personaggi nuovi e delle mappe dei luoghi. Man mano che scrivo, aggiungo note, domande, critiche.
    Siccome sto scrivendo una serie di dodici romanzi ho anche un metaplot, delle tabelle riassuntive, biografie eccetera.
  5. Poi c’è la scrittura dei capitoli. Parto dalla scheda sintetica del capitolo e la arricchisco e riscrivo, una prima volta fino alla fine. Questa fase non dura moltissimo.
  6. Poi inizia la riscrittura che invece può durare mesi o anni. Ci sono interventi di aggiustamento dello stile, ma anche di aggiustamento dei dialoghi, inserimento di dettagli, spostamenti di eventi, aggiunte o cancellazioni di scene. Siccome tengo traccia della versione di ogni capitolo, so che tipicamente faccio centinaia di modifiche di ognuno.

Altri faranno diversamente. Ma spero nessuno si immagini che quando uno scrittore scrive un romanzo si mette seduto davanti ad uno schermo e inizia a battere tasti, dalla prima parola della prima pagina fino all’ultima. “Scrivere” non è quella così lì. Si diceva che l’arte è dieci per cento ispirazione e novanta per cento traspirazione. Per me scrivere è dieci per cento scrittura e novanta per cento prescrittura e riscrittura.

“farmi scrivere”

Se immaginate che in qualche momento mi sia messo a chiedere a Gemini “scrivimi un romanzo con questo protagonista, che si svolge lì e che finisce così” ovviamente state sbagliando. Nemmeno Orélien avrà fatto così. Può darsi che lo abbia fatto qualcun’altro, non lo escluderei a priori vista la quantità di romanzi che vengono pubblicati ogni anno. Come non escluderei che qualche autore di moda, che vende davvero, si faccia “aiutare” a scrivere romanzi per rispondere alla domanda dell’editore e rispettare i contratti capestro. Ad esempio, una tale Angela Marsons ha firmato unc ontratto col suo editore per 36 libri dal 2016 al 2032, cioè due romanzi l’anno. Certo quando si calcola il numero di pagine che deve scrivere la povera Angela ogni giorno… Magari questo genere di autori (come Patterson, Crichton, Clancey…) ha un team di aiutanti, non sarebbe certo una novità. Che poi gli aiutanti siano stati licenziati per assumere ChatGPT sarebbe invece un peccato.
Io invece NotebookLM lo uso così:

  • ho inserito i testi dei miei precedenti quattro romanzi della stessa serie e ho costruito un ambiente con queste sole sorgenti
  • dentro questo ambiente chiedo cose come “quand’è che il personaggio X ha incontrato quell’altro?” oppure “genera una tabella dei luoghi dove ha vissuto e lavorato il personaggio Y” oppure “verifica se in questa scena ho rispecchiato il carattere del personaggio Z”.

E’ molto comodo e mi permette di non introdurre errori, ad esempio facendo incontrare due personaggi per la prima volta più volte, o inserendo ricordi falsi.
Posso anche chiedergli qualcosa di più difficile, come valutare se la descrizione di un personaggio in un nuovo testo è allineata a quelle già inserite.

Non uso NBLM per generare testo ma per validare la coerenza di nuovi testi con gli esistenti. Trovo che sia un buon uso degli LLM, al netto di come sono stati costruiti, quanto costano, quanto inquinano, quanti dati diffondono etc.

“più in fretta”

Come dicevo sopra, quando ho bisogno di fare dei controlli è sicuramente più veloce farlo fare a NBLM piuttosto che farlo a mano. Anche “a mano”, poi, significherebbe usando una funzionalità di ricerca o di confronto di un qualche editor. Potrei anche scrivermi io un programma che cerca le concordanze o discordanze, e mi divertirei senz’altro di più, ma sarebbe meno completo.
Ma faccio prima a farlo fare a NBLM, sapendo che i suoi risultati non sono sempre attendibili (vedi sotto). Siccome però anche se facessi morire due volte un personaggio non succederebbe niente (l’hanno fatto tanti romanzieri veri con grande soddisfazione dei critici), mi posso fidare.
E’ un po’ la stessa fiducia che metto nella ricerca: se effettuo tre ricerche con tre motori diversi (e con gli LLM sottostanti diversi) mi fido di quello che trovo. E’ possibile che ci siano notizie, fatti, informazioni che non hanno trovato, o che non sono state pubblicate nel web. Visto però che non sto scrivendo un articolo scientifico, mi va bene così. Tanto, non essendo un esperto di nessuno dei campi in cui effettuo la ricerca, non saprei nemmeno valutare la correttezza delle informazioni trovate.

“meglio”


A prescindere dai buchi e le imprecisioni citate sopra nelle fasi di ricerca e confronto, potrei elencare una quantità di divertenti aneddoti su come Gemini e i suoi fratelli possano sbagliare clamorosamente quando invece gli si chiede di produrre: dai nomi dei personaggi a quelli dei luoghi che cambiano tra un’interazione e l’altra, dalla coerenza geografica, climatica degli avvenimenti presenti a quella storica di quelli passati che saltano allegramente, eccetera.
Allo stato attuale, nella mia esperienza, non è pensabile di “farsi scrivere” un capitolo, ma nemmeno un paragrafo, una frase.
Chi volesse farlo, poi dovrebbe rileggere e correggere. Come fanno già (senza scandali) i programmatori, che quando hanno da aggiungere ad un programma una funzione noiosa ma lunga da scrivere si limitano a descriverne i parametri in ingresso, il risultato desiderato, i casi particolari, le eccezioni da sollevare e poi se la fanno scrivere da Copilot o ChatGPT. Fanno prima e si risparmiano tempo e noia.
Ci sono due particolarità: per quanto io sia un fan della scrittura del codice come arte narrativa, le possibili variazioni stilistiche nella scrittura di una funzione che ordina una lista di elementi non sono moltissime, e sono documentate. Non è la stessa cosa per lo stile di scrittura in un linguaggio naturale.
In secondo luogo, il programmatore che si fa scrivere il “boilerplate code” è più bravo di CodePilot, cioè sarebbe in grado di fare la stessa cosa e anche meglio. Di conseguenza rilegge e individua gli errori. Il problema sorge quando la stessa cosa la fa un programmatore inesperto, facendosi scrivere codice che non saprebbe leggere e correggere. Non entro qui nel tema “cosa succederà quando i corsi di programmazione andranno deserti e le aziende useranno solo generatori basati su LLM?”

Onestamente ho provato a farmi scrivere un inizio di capitolo sulla base di un plot generato da NBLM. Purtroppo il risultato è davvero scarso. Magari incontrerebbe il gusto del pubblico molto più di quello che scrivo io (e sarebbe logico). Magari presto la qualità sarà migliore. Non mi dite che dovrei seguire un corso di prompting avanzato e poi stare un’ora a precisare esattamente come vorrei che scrivesse quel capitolo, perché preferisco usare quell’ora a scriverlo io.
Infatti il punto è che non vedo l’interesse. Nel caso del programmatore, l’obiettivo è produrre più codice sorgente in meno tempo. Per essere chiari, è un interesse del padrone, non del programmatore, a meno che non lavori in proprio e sia pagato a cottimo. Nel caso di uno scrittore, che si suppone scriva per diletto (almeno, io lo faccio per questo), farsi scrivere un capitolo, anche ammesso di riuscire a simulare perfettamente il proprio stile, sarebbe solo noioso. Divertente la prima volta, ma poi?
Ammesso che riuscissi a farmi scrivere in una settimana i sette romanzi che mi mancano per arrivare a dodici, che gusto ci sarebbe?
Come li andrei a presentare? Come li passerei agli amici?


Io non scrivo per vivere e non faccio arte. A queste condizioni, credo che cambierei subito hobby.


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