Allungatori di URL

Qualche tempo fa avevo tentato di spiegare che non era una buona idea usare gli accorciatori di URL (come bit.ly e simili) per pubblicare un link su web o in una mail o in un messaggio social.
In breve: corte o lunghe che siano, la gente clicca sulle URL, di solito senza leggerle. Quindi cosa cambia la lunghezza? L’impaginazione della pagina ne soffre? Queste cose si risolvono con i CSS, con uno stile apposito per le URL.

Secondo motivo: i gestori dei servizi gratuiti di accorciamento sono almeno sospetti di rivendere i dati a chi è interessato a profilare le navigazioni su web etc. Quindi si sta consegnando gratis alcuni dati di chi clicca sulla URL accorciata: IP di provenienza (che di solito implica una zona geografica), browser, sistema operativo, ora. Non è escluso che l’accorciatore depositi dei cookies nel browser dell’utente per poter aggiungere altre informazioni. Tutto legale, per carita, ma perché fargli questo regalo?
In più, usando gli accorciatori (o i QR code, che per certi versi hanno esattamente gli stessi limiti) non si capisce in anticipo dove punta il link. Il che può essere rischioso perché può nascondere tentativi di phishing, come accade nelle e-mail.
Trovate la spiegazione dettagliata qui: https://www.stefanopenge.it/wp/clicca-e-vai-o-quasi/.

Nei casi in cui potrebbe essere utile accorciare (cioè URL originali lunghissime e incomprensibili, da stampare), io personalmente uso un software che ho scritto io, che sta su uno spazio mio a cui è collegato un dominio che ho registrato. Così sono tranquillo.

Ad esempio:
https://www.itals.it/sites/default/files/pdf-bollettino/aprile2025/rec-pona.pdf
che è lungo 79 caratteri, può diventare:
https://breve.cloud/pona
che ne conta solo 24. In più, il codice può essere mnemonico e non casuale.

Quindi, a meno che non si tratti di URL stampate su carta (un libro, un manifesto da appiccicare al muro, un biglietto da visita o un dépliant) non vedo davvero la necessità di usare gli accorciatori che ci sono in giro. Fine del discorso.

Ma stanotte mi sono sognato che INDIRE mi chiedeva di realizzare un allungatore di URL, cioè un sistema che generi delle URL fittizie al posto di quelle vere, non per accorciarle, ma per renderle più comprensibili.
In pratica, mi dicevano, succede che gli insegnanti e i ricercatori vogliano pubblicare una URL lunga e incomprensibile, di quelle appartenenti a vecchi CMS che non usano le URL “parlanti”.

Nell’esempio, un lettore umano capisce che c’è un articolo pdf che appartiene al bollettino ITALS di aprile 2025; ma chi l’abbia scritto e di cosa parli resta un mistero.

Bisognava creare un sistema dello stesso tipo dei servizi di accorciamento, ma che al contrario rendesse comprensibile l’argomento e il tema specifico di quella URL dopo un’analisi dei contenuti della pagina linkata, creando un alias che il sistema si incaricava di ridirezionare alla URL originale, in maniera trasparente per l’utente.

Sempre nell’esempio di prima, la URL punta ad una recensione a cura di Alan Pona di un libro pubblicato da Roberto Balò nel 2024 dal titolo “Glottodidattica Digitale Integrata. Guida teorico-pratica all’integrazione delle glottotecnologie nella didattica dell’italiano L2/LS”.

Allora andrebbe prodotta una URL fittizia del tipo:
https://www.archivio.it/index.php?area=glottodidattica&argomento=tecnologie_digitali&sottotema=italianoL2&anno=2024&autore=Balò
o anche, meno esplicito ma più corto:
https://www.archivio.it/glottodidattica/tecnologie_digitali/italianoL2/2024/balò

Con una URL composta così non solo il lettore umano capisce di cosa si tratta PRIMA di visitarla, ma un software semplice può analizzare una pagina in cui si trovino linkate decine di URL di questo genere, indicizzarle per argomento (anno, autore), permettere una ricerca, etc.

State pensando che un compito così lo può fare benissimo un LLM, analizzando la pagina che corrisponde alla URL e categorizzandola in base a dei parametri predefiniti?
Esatto, è quello che ho provato a fare stamattina e funziona piuttosto bene. In pratica si usa l’LLM come se fosse una parte di un motore di ricerca, quella dell’analisi e indicizzazione, senza però affidargli l’altra, quella dell’interfaccia che filtra e decide in che ordine presentare i risultati, anche in base alle sponsorizzazioni.

Prendi questa URL:
https://www.itals.it/sites/default/files/pdf-bollettino/aprile2025/rec-pona.pdf
e sulla base del contenuto della pagina puntata trasformala in una URL che abbia un senso secondo le categorie area, argomento, anno, autore, keyword.


Questa è l’analisi fatta da Gemini Flash 3.6

Keyword: glottodidattica-digitale-integrata, glottotecnologie, italiano-l2-ls, intelligenza-artificiale

Area: Didattica delle lingue / Glottodidattica (Italiano L2/LS)

Argomento: Recensione del libro “Glottodidattica Digitale Integrata” (sulle glottotecnologie e l’uso dell’IA nell’insegnamento dell’italiano)

Anno: 2025 (anno della pubblicazione della recensione nel Bollettino ITALS, Aprile 2025) / 2024 (anno di pubblicazione del libro recensito)

Autori:

Alan Pona (autore della recensione)

Roberto Balò (autore dell’opera recensita)

Proposta di URL centata sul contenuto:
https://www.itals.it/italiano-l2-ls/glottotecnologie/2025/pona/recensione-balo-glottodidattica-digitale-integrata.pdf


Naturalmente non è cosa si che possa fare a colpi di chat; andrebbe creato un software che automatizzi il processo. Ma mi pare un buon esempio di uso vantaggioso e non rischioso delle capacità di analisi e sintesi dei testi proprie degli LLM.

State pensando che dovrei mangiare più leggero la sera per evitare questo tipo di incubi?

Avete ragione.


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