Riassunti

Il fatto che ogni volta che faccio una richiesta su un dominio un po’ insolito i diversi LLM allucinino non mi stupisce più di tanto; un po’ mi diverte e un po’ mi scoccia perché m’avrebbe fatto comodo una risposta precisa. Per esempio, ho chiesto perché i numeri sui selettori a forma di disco dei vecchi telefoni fissi andavano da destra a sinistra, da 0 a 9, e non il contrario. Le risposte dei migliori LLM hanno tirato in ballo le SIM, l’ordine dei byte, il fatto che la gente è destrorsa, e altre amenità. E’ finita che continuavo a chiedere per il gusto di vedere quale altra spiegazione fantasiosa veniva fuori.
Ma più seriamente, almeno credo, riflettevo sullo slittamento nel funzionamento dei motori di ricerca. Slittamento ampiamente previsto, progettato, pubblicizzato.
Io non uso Google (per varie ragioni; ne discuto anche qui e qui); uso DuckDuckGo, che sostiene di non vendere dati degli utenti, ma di campare con servizi commerciali “puliti”.
Da qualche mese ha introdotto una funzionalità “AI driven” nella forma del “search assist”. Tu fai una ricerca, ottieni la solita paginata di risultati con l’anteprima del contenuto, ma in fondo hai il riassunto generato dal LLM di turno (che puoi selezionare tra quelli free o a pagamento).


Ad esempio, ho cercato “Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”.
Io, che sono un noto rompiballe, mi sono letto le anteprime dei primi dieci risultati, poi ho esplorato qualche link, e infine ho letto il riassunto. Che è questo:
La frase “Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” proviene dall’opera “La Tempesta” di Shakespeare, dove il personaggio Prospero riflette sulla natura effimera e illusoria della vita umana, paragonandola ai sogni. Questo concetto suggerisce che la nostra esistenza è fragile e transitoria, simile alla natura dei sogni stessi.”
Non sono del tutto d’accordo, ma il punto stavolta non è quello della qualità. Tutto sommato, mi pare fatto piuttosto bene e riporta le due fonti da cui ha tratto le informazioni (almeno dice lui), in modo che il lettore possa verificare: studiarapido.it e succedeoggi.it. Come noterete, non c’è l’Enciclopedia Britannica, la Treccani o un sito di storia della letteratura del seicento. Tuttavia il secondo link porta ad una pagina abbastanza interessante, dove tra l’altro si discute della traduzione di “stuff” con “sostanza” invece che con “stoffa” (filologicamente più corretto e anche più ricco).
L’altro link è invece molto meno interessante. Francamente, tra quelli risultati della ricerca ce n’erano di molto più utili. Mi rimane anche difficile capire se davvero è stato usato per produrre il riassunto, ma così mi si dice.
Questi sono stati i miei ragionamenti.
Mi domando: che succederà a breve nella maggior parte dei casi, compreso il mio? Non parlo dell’uso all’interno di una lezione di un insegnante motivato e critico, parlo proprio dell’uso normale, quello di tutti: docenti, studenti, meccanici, dentisti, suore, pittori, eccetera.
Che il lettore salterà tutto tranne il riassunto.
Quindi otterrà quello che vuole senza tanti passaggi, senza scelte. Farà prima e bene. Perfetto, è il progresso digitale baby.
Succederà anche che se proprio deve approfondire, lo fa sui due siti che il LLM ha scelto per fare il riassunto. Ignorando che esistevano anche quelli non significativi in questo momento, per questa esigenza determinata (i blog di psicologia da quattro soldi, la trama di Shakespeare in love, eccetera) che magari adesso non mi interessano, ma un giorno chissà.
Succederà che non esercita più la competenza “saper filtrare da un elenco di informazioni quelle più significative”. Che per carità è sempre meno utile in una società del suggerimento cortese, del consiglio per gli acquisti.
Come dite? Non la esercitava già prima, visitando solo il primo risultato di una ricerca? O usando sempre lo stesso motore (Google), o non sapendo nemmeno che stava usando un motore di ricerca?
Giusto. Questo è solo un passo ulteriore, che si inserisce in una strategia commerciale in fondo abbastanza coerente e chiara, che si sostituisce alla classica pubblicità. La pubblicità era un messaggio, o un insieme di messaggi (quello esplicito e quelli impliciti, subliminali), che puntava a guidare l’acquisto successivo. Ora invece si cerca di guidare l’acquisto nel momento e nel luogo (l’onlife del filosofo) in cui viene effettuato. La strategia non è quella di aggiungere informazioni, ma di sottrarle. Il possibile cliente fa una ricerca e io gli mostro solo quello che voglio. Nei bei tempi eroici dei motori di ricerca tradizionali, c’erano i titoli delle pagine, con le URL, recuperati da un algoritmo che ne premiava l’affidabilità e la visibilità. Se poi una pagina era censita a pagamento, veniva segnalato al lettore in modo che ne fosse consapevole e potesse valutare autonomamente.
Con il riassunto smart, tutto questo ambaradam politically correct scompare. Ci sarà in testa il riassunto e poi, in fondo, se proprio proprio ci deve stare, un elenco di URL. Che nessuno consulterà, come oggi nessuno va oltre la prima pagina dei risultati di Google (nota: vi siete mai domandati perché diamine sul web, cioè in uno spazio infinito in potenza, ci sono solo 10 risultati e non 1000?)
Dunque, qual è il problema?
Solo questo: concentrarsi sulla singolarità, l’intelligenza, l’anima dei LLM, e ostinarsi a non vedere una banale strategia di marketing e i suoi effetti sulle nostre abitudini di consumo delle informazioni.
E che ci si può fare? Boh, io continuo a non accontentarmi del primo risultato, e a suggerire agli altri di fare lo stesso. Con risultati che si vedono poco, o magari solo dopo anni. Poi uno volenteroso potrebbe crearsi un suo accrocco con il quale farsi i riassunti dei testi lunghi e difficili cercando di usare solo strumenti aperti e sicuri. Ci vuole un po’ d’esperienza, oppure bisogna farsi aiutare.

Post scriptum: dicevo che uso DuckDuckGo, che in qualche modo è stato costretto, io credo, a inserire questa funzione che ormai è un must. Ce l’ha anche google, naturalmente, e si chiama AI Overview (lo dico per i pochi marziani che non lo sapessero).
La stessa ricerca fatta su Google riporta più o meno gli stessi risultati, ma produce anche questo riassunto, che appare al secondo posto nella lista:
“La frase “Noi siamo fatti della stessa materia dei sogni” (o “della stessa sostanza dei sogni”) è una celebre citazione di William Shakespeare dalla sua opera “La Tempesta” (Atto IV, Scena I), pronunciata dal personaggio di Prospero. Questa frase, spesso ripresa in vari contesti, sottolinea la natura effimera, magica e illusoria della vita umana, paragonabile a un sogno, suggerendo che la nostra esistenza è breve e confinata in uno spazio e tempo onirici, come un’apparizione di spiriti che si dissolvono. “

A questo riassunto si aggiungono delle spiegazioni:
“Significato e contesto:

  • Effimero e illusorio: La vita è paragonata a un sogno, suggerendo che è fragile e passeggera, come sottolineato dal finale dell’opera dove tutto si conclude con il “sonno”.
  • Magia e mistero: La frase richiama l’idea che siamo creature fatte di mistero e magia, elementi che animano il nostro mondo interiore e la nostra immaginazione.
  • Unione tra realtà e sogno: Implica che la nostra vita materiale e il mondo dei sogni non sono poi così distanti, ma intrecciati, e che l’immaginazione è parte integrante dell’essere umano.
    In sintesi, è una riflessione poetica e profonda sulla fragilità e la bellezza dell’esistenza umana, collegandola alla dimensione immateriale dei sogni”

Ci sono due fonti segnalate in evidenza: il solito succedeoggi.it (quello utile) e una pagina Facebook che ha 1954 like e 689 condivisioni, ma contiene solo il testo della citazione e un’immagine di Shakespeare. Perfetto.
A questo punto mi vado a rileggere la Tempesta, ché è meglio.


Pubblicato

in

,

da

Tag: