Per ragioni che io stesso ignoro, scrivendo il copione dello spettacolo “Un Robot Per Insegnante” ho fatto un largo uso di musiche e suoni. La musica non è solo lo sfondo o un riempimento per i momenti di vuoto, ma un elemento fondamentale del copione. Avevo pensato di usare dei frammenti delle Suites Inglesi di Bach (come scrivevo qui: https://www.stefanopenge.it/wp/musica-per-le-mie-orecchie/). Invece ho deciso di scrivere io tutte le musiche, perché era una parte del processo creativo che non mi andava di trascurare.
Prima di tutto, ogni personaggio ha il suo tema musicale, che viene eseguito quando entra in scena.
Quando esce, a volte lo stesso tema è eseguito in una forma leggermente variata.
E’ il caso di Rappresentante o di Robot, in cui all’uscita viene usato uno strumento diverso .
Quando Dirigente e Robot escono insieme, la musica è un medley dei loro due temi.

Ci sono altre variazioni più importanti. Per esempio, il tema del Dirigente è basato su una semplice progressione in Do maggiore, suonata da un pianoforte. Quando è ripreso, per sottolineare il momento in cui Dirigente racconta del suo percorso professionale, la stessa progressione è eseguita con più strumenti, ma è anche arricchita da un arpeggio e poi evolve in tonalità minore.
La musica in apertura del sipario è un medley di tutti i temi, eseguiti e registrati da me e poi mixati.
“Eseguito” qui significa che io ho suonato il pezzo, l’ho registrato e in alcuni casi ho fatto una sovra-registrazione usando Audacity per aggiungere una linea di basso o una seconda voce. Ma ho anche scritto gli spartiti di tutti i temi, in modo che si potessero usare come base dal vivo durante la rappresentazione; e infatti così è stato alla prima dello spettacolo, su un magnifico Steinway (grazie Alessandra).
Ma lo spettacolo è sull’ingresso dell’IA generativa nella vita quotidiana: non potevano mancare quindi delle composizioni creata da servizi di IA. E questo malgrado la mia diffidenza per servizi che mimano competenze umane e, a tutti gli effetti, puntano a sostituirli.
Appunto per questo, di composizioni artificiali nello spettacolo ce ne sono diverse, con interazione umano-software in grado crescente.
La più semplice è la canzone che viene creata nel primo atto da Robot per Insegnante. E’ l’esempio classico: il prompt descrive un pezzo pop dedicato alla scuola di una volta. Qui parole, musica ed esecuzione sono opera di un servizio online di IAG.
Il risultato è notevole (nel suo essere terribilmente kitsch); magari a qualcuno piace anche, a me no.
Ci sono però composizioni in cui c’è stata maggiore interazione. La sigla finale (“Questa è l’AI”) è stata realizzata dall’IAG sempre sulla base di un prompt e di alcune indicazioni di stile mie; ma soprattutto, a partire dal testo della canzone scritta da me, strofe e ritornello inclusi. Qualche problema di pronuncia ma di nuovo il risultato è notevole, orecchiabile, very sanremo-style, inclusa la voce (che ho scelto tra quelle disponibili). Insomma, siamo pronti per lo scenario che descrivo qui: https://www.stefanopenge.it/wp/tenko-il-profeta/
Infine il pezzo più complesso, cioè la sigla usata nell’intervallo.
Il testo della canzone è lo stesso della sigla finale, scritto dall’autore umano, cioè da me.
Anche la musica è stata scritta sempre da me, utilizzando MuseScore, che è un ottimo software per scrivere partizioni ma che include anche un sequencer in grado di eseguire quello che si è scritto tramite suoni campionati di un certo livello.
Solo che la mia scrittura è sicuramente artigianale (sono un musicista fai-da-te) e mancava il ritmo, che volevo un po’ brasiliano e un po’ fusion.
In più non volevo una voce sanremese, ma una cosa un po’ meno professionale, tipo quella di Pif. Allora ho cantato la prima strofa e l’ho registrata.
I tre elementi (testo, musica e voce) sono stati forniti al servizio di IAG che ha arrangiato il pezzo, ha clonato la mia voce e prolungato il mio frammento canoro usando il testo fornito.
Il risultato ovviamente a me piace molto. Ci sono assoli pregevoli, coretti, variazioni ritmiche. Insomma, grande soddisfazione.
Il risultato si può ascoltare in questo breve estratto dalla registrazione della prima dello spettacolo, l’11 Aprile al Goethe Institut di Roma, montato con le musiche originali anziché quelle eseguite in sala.
Non ho nessuna intenzione di aprire il dibattito: di chi è quel pezzo? Non sono un fan del diritto d’autore e ho rilasciato il copione (e le musiche) sotto licenza Creative Commons proprio per questo.
Mi limito a condividere con voiu questa esperienza e alcune riflessioni finali
- la possibilità di registrare musica in casa con uno pianoforte digitale, un mini-mixer e un PC, e poi editarla con Audacity dovrebbe essere insegnata a tutti. Certo ci vuole una tastiera con un’uscita audio e un PC. Ma rispetto a quando facevo la stessa cosa con un pianoforte tedesco e un registratore a cassette, è un’altro mondo.
- il software MuseScore funziona davvero bene, e la possibilità di ascoltare quello che si scrive è potente; se l’avessi avuto anni fa forse avrei imparato a scrivere musica sul serio.
- il servizio online Suno.com funziona benissimo, ad un costo ragionevole (circa 10 € al mese). Come dice il mio amico Stefano che insegna composizione musicale pop al Conservatorio di Napoli, è il diavolo, nel senso che renderà la vita di chi vuole fare l’arrangiatore musicale un incubo.
- in conclusione: chi sa e sa fare, almeno un po’, trova anche piacere e soddisfazione, e magari impara; chi non sa si limita ad ottenere buoni risultati