Perché non si dica che sono deflazionista, entroppista, terzopinionista o altro: non uso servizi basati su LLM per lavoro (per scrivere, per programmare, per fare slide, per fare conti) e nemmeno per svago (per suonare). Fondamentalmente perché non ho fretta e mi diverto di più a creare che a far creare senza sapere come.
Non li uso nemmeno per farmi suggerire itinerari per le vacanze. Se possibile, non uso nemmeno le mappe di google e manco il suo motore di ricerca, come ognun sa, perché sono sempre più infastidito dal modello di business monopolista basato sull’estrazione di valore dai dati personali.
D’altra parte non li fuggo come demoni. Ogni tanto provo a scrivere software che si aggancia a versioni di LLM scaricate localmente, per poter controllare meglio quello che ci si fa, con l’idea che prima o poi potrebbe diventare una proposta realistica da fare a associazioni, biblioteche, scuole e condomini: modelli che non raccontanto i fatti nostri a nessuno e che hanno interfacce progettate per gli utenti.
Mi restano sempre molti dubbi sulla sostenibilità, sulle procedure di addestramento e raffinamento, sulla provenienza dei dati, e così via, ma tant’è.
Leggo ovunque di come questi servizi nati per ottimizzare la ricerca e sostituire gli helpdesk possono diventare tools per facilitare, sveltire, semplificare, arricchire, potenziare l’insegnamento. Non ho invece chiaro per niente a cosa possono servire nell’unico ambito di cui mi sono occupato professionalmente, cioè l’apprendimento. Nel senso che proprio non capisco perché dovrebbe migliorarlo, e perché anzi non peggiorarlo, rendendo certe competenze obsolete, come sapere filtrare e organizzare le informazioni. D’accordo, ci si diverte, si fanno i fumetti e i video, per ora gratis. D’accordo, si dialoga con un maggiordomo inglese o con lo specchio delle mie brame narcisistiche. E allora?
Fino a questo momento, l’unico caso d’uso che mi convince è il seguente.
Il dominio è quello della progettazione, del supporto all’immaginazione. Quindi a scuola magari non servirebbe a niente; o servirebbe in una scuola in cui i progetti e l’immaginazione hanno un ruolo importante.
Una persona ha un’idea, ancora in una fase molto iniziale. Vorrebbe avere una percezione sensibile di come verrebbe fuori quel progetto una volta finito, ma senza doverlo fare davvero. Per esempio, per valutare se vale la pena di andare avanti; o per convincere qualcun altro; oppure per scegliere una strada di realizzazione invece di un’altra senza doverla percorrere tutto.
Passare dall’idea alla realizzazione è lungo, difficile. Ma per avere solo una bozza, per capire a che cosa assomiglierebbe, per avere una rappresentazione accessibile ai sensi di un’idea astratta… ecco che i servizi basati su trasformer sono utilissimi. Una rappresentazione sensibile di un’idea permette di vederne i limiti, ma anche di far scattare altre analogie a cui non si era pensato.
Ora passiamo ai limiti di quest’uso degli LLM.
Fanno errori? Non è grave, tanto il risultato non esce dal laboratorio. E comunque lo scopo non è creare un artefatto che funzioni, ma solo di simulare un artefatto, lasciando bene in evidenza che è solo un demo.
Quali competenze sostituiscono? Nessuna: io sarei stato capace di fare lo stesso ma c’avrei messo di più, per poi buttare tutto fino a trovare una soluzione che mi soddisfi.
Quali mestieri rendono obsoleti? Nessuno: sono al servizio delle persone, al limite dei gruppi di lavoro, non delle imprese.
Aumenta il rapporto tra prodotto e tempo impiegato? No, non si producono più cose, ma forse se ne producono di migliori, dopo avere esplorato più alternative.
E’ un trucco che possono usare tutti?
Insomma. Forse è limitato a quelli che almeno sanno giudicare il risultato finale. Quindi di nuovo non so se potrebbe funzionare a tutti i livelli dell’apprendimento. Non è una panacea, ma potrebbe essere uno strumento utile in certi casi. E su questi casi si potrebbe costruire non un’intera didattica conversazionale, ma solo qualche protocollo di attività progettuale: come, quando, chi, con quale verifica esterna, etc.
